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	<title>marghera.tv &#187; Paolino D&#8217;Anna</title>
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		<title>I lavoratori della Vinyls occupano la palazzina di Polimeri e si incatenano ai radiatori</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 22:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver ottenuto la convocazione dal Prefetto, gli operai hanno hanno abbandonato l’edificio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.marghera.tv/wp-content/uploads/2009/12/vinyls.jpg" alt="vinyls" title="vinyls" width="400" height="300" class="alignleft size-full wp-image-1908" />Continua a salire la tensione dei lavoratori della chimica. Quindici lavoratori di Vinyls, l’altro giorno, hanno occupato la direzione delle due aziende di Eni, Polimeri Europa e Syndial, al Petrolchimico. Dalle 11 alle 15.30, sono rimasti incatenati ai radiatori dei corridoi del quarto piano, in un momento in cui la palazzina era semivuota a causa della contemporanea assemblea dei lavoratori che si teneva al capannone di via Padana. Dopo l’occupazione delle torri, un nuovo atto dimostrativo ha avuto come teatro il grande polo chimico.<br />
Le forze dell’ordine sono intervenute, per tenere sotto controllo la sitauzione ma per fortuna non ci sono stati disordini.<br />
Comunque, i due cancelli della portineria 4 sono stati chiusi e l’entrata dell’edificio è stato piantonato dagli agenti. Dopo una lunga contrattazione dei segretari dei chimici Riccardo Colletti (Filcem-Cgil), Massimo Meneghetti (Femca-Cisl e Maurizio Don), accorsi subito su luogo, con i direttori degli stabilimenti Eni e con le forze dell’ordine, è stata tolta l’occupazione, dopo l’arrivo della promessa del prefetto Michele Lepri Gallerano che, era a Roma, di anticipare il suo rientro in città, per ricevere i rappresentanti dei lavoratori. I sindacalisti speravano di ottenere anche la pressione di Eni, per un tavolo nazionale, prima di Natale ma su questo fronte non ci sono stati risultati.  </p>
<p>La protesta contro Eni, a cui sindacato e lavoratori additano le colpe della crisi di Vinyls, doveva sfociare alla fine dell’assemblea con un corteo e un assalto partecipato alla palazzina di  Polimeri. Evidentemente qualcosa non è andato per il verso giusto, perché alle 11 con la riunione era in corso, i sindacalisti sono stati avvertiti dell’occupazione era già avvenuta. Verso le 12, alla portineria 4 si è recata anche l’assessore comunale Laura Fincato.<br />
La disperazione dei chimici, ieri, è emersa soprattutto durante l’assemblea. Non hanno parlato solo i sindacalisti ed i lavoratori di Vinyls ma anche gli operai di Solvay, Montefibre, Dow e degli appalti. Solidarietà è stata espressa dal sindaco di Mira Carpinetti, il sindaco di Martellago Brunello e il vicesindaco di Spinea Busatta. L’assessore provinciale Paolino D’Anna, invece, ha letto una lettera con cui la presidente della Provincia Zaccariotto chiede al ministro Scajola di «accelerare l’iter delle garanzie fideiussorie di Vinyls, per permettere il ravvio degli impianti, entro fine mese». </p>
<p><em>«A Roma</em> &#8211; hanno tuonato i sindacalisti – <em>ci avevano promesso che gli impianti del cvm-pvc sarebbero stati ravviati, il 15 dicembre, invece, ora ci dicono che le banche non concedono il prestito necessario per ripartire, senza una garanzia del governo. Ci vogliono mesi, per questa procedura ma noi tempo non ne abbiamo. Non riattivare ora gli impianti, significa danneggiarli per sempre. Chi è che ci racconta delle frottole? E’ colpa delle banche se non partono gli impianti? Del governo? O le condizioni di Vinyls sono davvero così gravi? Vogliamo risposte. Se non arriveranno le garanzie per le banche, dovrà essere Eni salvare il pvc-cvm».<br />
«I commissari vanno avanti per la loro strada e non ci dicono le loro intenzioni..»</em>, ha aggiunto amaramente Colletti.</p>
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		<title>Alcoa: un tavolo nazionale per salvare l&#8217;azienda</title>
		<link>http://www.marghera.tv/un-tavolo-nazionale-per-salvare-alcoa/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 21:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Left]]></category>
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		<category><![CDATA[Vendemiano Sartor]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 9 dicembre il ministro Scajola presenterà le misure per diminuire il prezzo dell'energia elettrica alle produzioni d'alluminio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1791" title="alcoa" src="http://www.marghera.tv/wp-content/uploads/2009/12/alcoa.jpg" alt="alcoa" width="360" height="270" />Crisi Alcoa, l’attenzione si sposta verso il prossimo tavolo nazionale che si terrà il 9 dicembre, presso gli uffici romani del ministero dello Sviluppo economico.<br />
Intanto i lavoratori possono tirare un sospiro di sollievo, perché nei giorni scorsi la società ha ritirato le procedure per la cassa integrazione speciale che erano appena partite, per 125 dei 420 addetti di Fusina e per i 600 di Portovesme.</p>
<p><strong> Il deciso pressing esercitato, nel corso del primo tavolo nazionale dello scorso  26 novembre</strong>, dai sindacati e dalle istituzioni venete e sarde ha portato il risultato di convincere l’amministratore delegato di Alcoa Italia, Giuseppe Toia a ritirare gli ammortizzatori sociali.<br />
Un successo, che è stato coronato dall’arrivo, alla fine della riunione, del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che ha siglato l’accordo.<br />
<em>«Ringrazio l’azienda e i sindacati</em> – ha detto Scajola – <em>per l’accordo raggiunto. Questo dimostra che il confronto è l’unico metodo per raggiungere risultati, senza esasperazioni di piazza. Il ritiro della cassa integrazione ristabilisce un clima di serenità e io mi impegno a concludere al più presto l’iter dei provvedimenti, che prevedono anche una gara tra i fornitori di elettricità, per consentire di ridurre il prezzo dell’energia»</em>.<br />
I<strong>l ministro, quindi, si è impegnato a mettere in campo dei decreti legge ed altri atti,</strong> per dare in tempi brevi all’azienda le garanzie di tariffe dell’energia elettrica, graduate su quelle degli altri Paesi europei. Il 9 dicembre però Scajola dovrà dimostrare di aver mantenuto l’impegno.</p>
<p><strong><img class="alignright size-full wp-image-1801" title="alcoa_2" src="http://www.marghera.tv/wp-content/uploads/2009/11/alcoa_2.jpg" alt="alcoa_2" width="360" height="270" />Il ministro poi ha aggiunto:</strong> <em>«Siamo impegnati a tutelare i posti di lavoro e se possibile a crearne di nuovi.  Per farlo, occorre aumentare la competitività del nostro Paese, a cominciare, dalla riduzione strutturale del prezzo dell’energia, con una politica energetica che punti sulle fonti meno costose ed inquinanti»</em>.</p>
<p><strong> La riunione di ieri ha visto un’ampia partecipazione delle istituzioni venete.</strong><br />
La Regione era rappresentata il vicegovernatore veneto Franco Manzato, l’assessore Vendemiano Sartor (Attività produttive) e l’assessore Renzo Marangon (Riconversione di Porto Marghera). Per il Comune c’era l’assessore Laura Fincato (Piano strategico) e per la provincia gli assessori Paolino D’Anna (Lavoro) e Malaspina (Attività produttive).<br />
«Ora il cerino ce l’ha in mano Scajola – hanno commentato i sindacalisti – che dovrà dimostrare di saper onorare gli impegni presi».</p>
<p><strong>La giornata del 26 novembre però non ha portato solo al ritiro della cassa integrazione per i lavoratori e agli impegni di Scajola</strong> ma è stata caratterizzata anche da una tesa manifestazione degli operai.<br />
Duecentocinquanta lavoratori di Fusina insieme a 600 colleghi sardi di Portovesme, infatti, hanno invaso il centro di Roma dalle 10.30 alle 18. Le tute blu sono state protagoniste di una manifestazione lunga e densa di tensione. Le tute blu hanno dato vita ad una manifestazione tesa, in cui ci sono stati anche due scontri con gli agenti di Polizia in tenuta antisommossa.</p>
<p><strong>Un operaio sardo è finito all’ospedale</strong>, dopo essere stato tramortito, secondo i suoi colleghi, da una manganellata alla testa. Opposta la versione della Questura della capitale che in un comunicato ha precisato: <em>«Le forze dell&#8217;ordine non hanno effettuato alcun tipo di intervento repressivo né tanto meno fatto uso di manganelli, ma solo azioni di contenimento»</em>. La manifestazione operaia si è sciolta solo alle 18 quando i sindacalisti hanno comunicato agli operai: «Abbiamo concluso l’accordo, è stata ritirata la cassa integrazione. Ci troveremo di nuovo al tavolo nazionale, giovedì 9 dicembre, per fare il punto sulle misure del governo, per consentire ad Alcoa di avere tariffe dell’energia elettrica che le permettano di rimanere sul mercato europeo».</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1802" title="alcoa_3" src="http://www.marghera.tv/wp-content/uploads/2009/11/alcoa_3.jpg" alt="alcoa_3" width="360" height="270" />Il racconto degli operai:</strong> «Un nostro collega sardo è stato colpito violentemente con una manganellata alla testa. E’ inammissibile che dei lavoratori che manifestano per difendere il posto di lavoro, vengano trattati, come dei delinquenti».  Opposta la versione della Questura della capitale che in un comunicato precisa che due agenti sarebbero rimasti contusi ed aggiunge: «Le forze dell&#8217;ordine non hanno effettuato alcun tipo di intervento repressivo né tanto meno fatto uso di manganelli».</p>
<p><strong>La manifestazione operaia è terminata solo alle 18</strong> quando la tensione delle La lunga e tesa giornata romana, ieri, è stata vissuta in contemporanea su due fronti: quello della manifestazione operaia e quello del tavolo negli uffici del ministero dello Sviluppo economico, dove  sono rimasti seduti dalle 12.40 alle 18, il sottosegretario Stefano Soglia, l’amministratore delegato di Alcoa Giuseppe Toia, i sindacalisti (Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm), le istituzioni (Comuni, Province e Regioni) venete e sarde.<br />
Un tavolo lungo ed impegnativo che si è concluso con l’arrivo del ministro Claudio Scajola che ha firmato l’accordo che prevede il ritiro della cassa integrazione che era prevista per 125 dei 420 lavoratori di Fusina e per i 600 di Portovesme.</p>
<p><strong>Ma torniamo agli scontri. </strong><br />
<em>«Ad un certo punto</em> – racconta un operaio di Fusina – <em>una parte del corteo composto da colleghi sardi si è diretto verso l’ambasciata statunitense. Gli agenti in tenuta antisommossa si sono schierati, per impedire il cambio di rotta. Un sindacalista sardo ha tentato di bloccare gli operai che volevano andare all’ambasciata e come ringraziamento si è beccato una manganellata in testa. E’ caduto a terra con la testa insanguinata, privo di sensi. Abbiamo avuto paura per lui, poi è arrivata un’ambulanza che l’ha portato in ospedale»</em>. Un altro momento di tensione c’è stato quando degli operai hanno lanciato delle sedie di ferro di un bar contro gli agenti delle forze dell’ordine.</p>
<p><strong>Giorgio Molin (Fiom-Cgil), Gianno Fanecco (Fim-Cisl) e Diego Panisson spiegano:</strong> <em>«Abbiamo dovuto abbandonare il tavolo al ministero, per andare a vedere che cosa stava succedendo». «Alcuni manifestanti</em> – racconta un operaio – <em>sono usciti da piazza Barberini, per andare al bar a bere qualcosa. Ed è successo il finimondo, gli agenti di Polizia li hanno caricati e loro si sono difesi tirando delle sedie di un bar»</em>.</p>
<p><strong>Un altro manifestante aggiunge:</strong> <em>«Ma che sistema è? Volevano sequestrarci in piazza? In ogni caso, si poteva anche contrattare le modalità per muoversi, evitando la violenza».</em><br />
<em>«Il governo non può militarizzare la capitale, per una manifestazione di lavoratori, tramutando una vertenza in problema di ordine pubblico. La Polizia la si usi, per dare sicurezza ai cittadini»</em>, hanno chiosato i sindacalisti.</p>
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